Chi introduce la fotografia a Cesena?
Una donna: la fotografa francese Josephine Dubray, allieva dello scienziato Daguerre, inventore del dagherrotipo.
La Dubray nel 1844 è a Genova, poi giunge a Parma il 22 giugno dello stesso anno: la notizia è nella Gazzetta di Parma del 3 luglio, notizia inserita su richiesta della stessa artista che intende reclamizzare la sua attività. Nell’articolo si legge che la Dubray esegue ritratti col «dagherrotipo al prezzo di 10, 12 e 15 lire l’uno, secondo le condizioni del ritratto stesso» (1). Da qui si trasferisce a Bologna dove si trattiene due volte: una prima nell’agosto del 1844, avviando uno studio che funzionerà per un certo tempo, e una seconda volta nel 1846, per due settimane solamente, operando in via Santo Stefano.
* Questi appunti sui fotografi attivi a Cesena e Forlì dalla metà dell’ottocento agli anni cinquanta del ventesimo secolo non hanno la presunzione di raccontare la storia della fotografia romagnola. Sono notizie e curiosità per quanti amano l’arte della fotografia, appassionati come Bruno Evangelisti, memoria storica e grande collezionista cesenate che ringrazio per essersi fatto coinvolgere da me in questa particolare ricerca.
1L'Italia d'argento: 1839-1859: storia del dagherrotipo in Italia, a cura di M. F. BONETTI, M. MAFFIOLI, Firenze, Alinari, 2003, nota 1, p. 209.
2Memorie storico-biografiche al padre suo dedicate da ZELLIDE FATTIBONI, parte seconda, Cesena, Tipografia Nazionale di Giuseppe Vignuzzi, 1887, pp. 61-62.

Fra il ’44 e il ’46 lavora in alcune città della Romagna e nel dicembre 1845 è a Forlì dove ottiene una lettera di raccomandazione da Luigi Pio per Vincenzo Fattiboni di Cesena, padre di Zellide, lettera che viene riportata per intero nelle famose Memorie

Preg.mo  Sig. Vincenzo

La presente le verrà recata da madamigella Giuseppina Dubray parigina colla quale Ella ha dei vincoli sociali che forse non conosce, avendo questa egregia signora seco lei cooperato alla riuscita di una medesima operazione.
L’oggetto, per cui Ella si è trovata, senza saperlo, associata a madamigella, è stato il perfezionamento del nostro Achille Manuzzi nella dagherrotipia. Ella, se ben si ricorda, gli ha provveduto da Parigi alcuni trattati di quell’arte, e questa signora gli ha insegnato a meglio trarne profitto e metterli in pratica. In una parola, madamigella Giuseppina Dubray è una egregia dagherrotipista la quale occupa un posto distinto tra i cultori più perfetti di quest’arte tutta giovane e leggiadra.
Essa ha incontrato il più alto favore nelle altre città della Romagna, e, conscia dell’animo colto e gentile dei nostri concittadini, confida di trovare fra essi eguale amore delle arti e favore ai proprii esercizi.
So quanto Ella, carissimo Sig. Vincenzo, predilige e favorisce tutto ciò che è industrioso, colto e gentile, e quindi non Le increscerà ch’io Le raccomandi questa distinta artista, che si reca costì, onde, per qualche giorno darvi saggio dell’arte sua; confido anzi che con le sue aderenze
vorrà prestarle appoggio, e procurarle qualche lavoro.
Sono certo che il nostro Oscarino gradirebbe moltissimo il di lei ritratto. Angeli potrebbe fare un analogo presente alla sua fidanzata, da collocarsi nel Gabinetto nuziale, e quest’ultima, nel partire dalla casa paterna sarebbe bene vi lasciasse la propria impronta. Madama riesce assai bene
nei ritratti femminili.
Confidando pienamente nella di Lei gentilezza per veder favorita la mia raccomandata, le confermo la mia stima de affezione.

                Forlì 12 dicembre 1845.         

                Il suo aff.mo Luigi Pio (2)

Nel commentare questa lettera Zellide Fattiboni ricorda anche che la francese eseguì con gusto e tecnica i ritratti dei genitori.
Nella lettera qui riportata è citato Achille Manuzzi, anch’egli fotografo pioniere, perfezionato nella dagherrotipia dalla Dubray; apprende tanto bene la tecnica che nel 1846 partecipa alla Triennale dei Premi Provinciali d'Arte a Forlì dove ottiene un positivo riconoscimento.   

A Cesena la Dubray inizia la sua attività fotografica, conosce e sposa il pittore cesenate Antonio Pio (1809-1871), noto in città anche per aver dipinto nel 1844 il grande velario del teatro comunale. Dall’unione della coppia nasce nel 1847, a Milano, il figlio Alberto Emilio. La Dubray entusiasma gli artisti con i suoi lavori; gestisce con il marito un laboratorio  in via Dandini n. 3 dove realizza e mette in commercio i dagherrotipi che usa firmare di traverso, in basso a destra. Nello studio il nuovo procedimento passa per tutte le fasi, ed alla fine la francese lo consegna molto perfezionato nelle mani di speculatori che ne fanno un’industria.

Nel 1856 lo stabilimento viene acquistato dal fotografo Luigi Zanoli (1815-1900)  la cui attività appare documentata dal 1874: nel 1876 fonda lo stabilimento Fotografia Cesenate ubicato presso la sua abitazione, casa Zanoli in contrada Dandini n. 3, che sarà in funzione sino al 1885 circa. 

Anche Cesena oggi annovera una fotografia degna di menzione. I lavori che vi si eseguiscono possono rivaleggiare con quelli fatti nelle principali città, sia per la perfetta esecuzione, come pel prezzo mite. Di tutto questo dobbiamo una dovuta lode al signor Luigi Zanoli, che non risparmiò tempo e fatiche per mettere il suo stabilimento in grado di adottare le più recenti invenzioni fotografiche ed eseguire qualsiasi lavoro a perfezione. Egli collo studio indefesso ha avuto la soddisfazione di veder coronato di splendido successo il suo proponimento ed arricchire la città natale di un pregiato stabilimento (3). […]  

3  «Satana periodico dell’avvenire», VI, n. 7, 19 agosto 1876.   

4  «Satana periodico dell’avvenire», VII, n. 19, 10 novembre 1877.   

5  «Il Cittadino» , II, n. 19, 11 maggio 1890.

Altre volte tenemmo parola di questa distinta fotografia, ed ora ci è caro ritornarvi sopra onde elogiare il distinto fotografo Luigi Zanoli, proprietario dello stabilimento, per le cure usate onde renderlo degno della nobil arte e dell’ammirazione del pubblico, non trascurando a tal uopo di fornirsi di tutti i ritrovati della scienza, cosicché oggi può gareggiare coi primi stabilimenti d’Italia. Il sullodato sig. Zanoli, non guardando a spese e fatiche fece fabbricare nella propria abitazione, Contrada Dandini n. 3, un locale apposito, sovrastante al vecchio fabbricato, dove può eseguire i lavori in tutte le ore del giorno. Questo locale è corredato di tutti i comodi occorrenti ad uno stabilimento fotografico. Oltre a tutti i comodi immaginabili, si ammira una sala d’aspetto sontuosamente ed elegantemente ammobiliata. I prezzi usati dal sig. Zanoli sono modicissimi, e non temono confronto, e così sia detto anche dell’esecuzione dei lavori (4).

Zanoli prosegue il lavoro anche dopo lo scioglimento della ditta nel 1885 e, da quest’anno al 1890 circa, opera con il giovane fotografo Augusto Casalboni (1866-1929) con la ragione Fotografia Zanoli, Cesena, contrada Dandini n. 3, come risulta dalla grafica sul verso dello stesso  cartoncino che riporta A. Casalboni sul recto.  

Molta gente si ferma ad ammirare in via Dandini l’esposizione di nuovi bellissimi ritratti ultimamente eseguiti, con finezza e precisione, dall’artista fotografo Augusto Casalboni, il quale ben merita di essere incoraggiato […]5.

Solo attorno all’anno 1893 Augusto Casalboni, colto e preparato, rileva lo studio ed entra così a far parte dell’élite dei fotografi cesenati: la ragione sociale sarà Fotografia Casalboni, via Dandini n. 3, poi al n. 9 sino agli ultimi anni dell’ottocento primi novecento; dal 1905 nei numerosi cartoncini formato Carte de Visite, Cabinet, Margherita, Budoir, Mignon l’indirizzo cambia in via Mazzini n. 9.

Nel 1901 «Il Cittadino» scrive:

Il signor Casalboni deve essere contento dell’opera sua. La nuova esposizione di ritratti, fatta da lui sotto il portico dell’Ospedale, non poteva ottenere un successo maggiore di ammirazione e di plauso.E per vero, noi dovremmo
ricorrere ai lavori più belli dei più valenti fotografi italiani per trovare esempi così eccellenti di fedeltà nella riproduzione, di buon gusto nella scelta della posa e di sapienza nella cura del ritocco. Il nostro artefice ha dedicato tutta la sua attività, tutto il suo ingegno, tutta la sua genialità per trasformare la fotografia in un’opera d’arte, e vi è riuscito. Nelle linee dell’obbiettivo, egli ha saputo infondere il soffio che le animasse, e delineare ogni sfumatura di sentimento nell’insieme del volto ritratto […]6.

6 «Il Cittadino», XIII, n. 1, 6 gennaio 1901.

7 «Satana periodico dell’avvenire», VI, n. 42, 21 aprile 1877. 

8 «Il Cittadino», IV, n. 16, 17 aprile 1892.

9 «Il Cittadino», XIII, n. 21, 26 maggio 1901.

10 Cesena e la vallata del Savio, Forlì, edizione A. R. P., 1925.
 

© 2010 by Guia Lelli Mami

Estratto da: Le vite dei cesenati, 4.

N.B.: a questo lavoro di studio e ricerca è seguita una biografia interamente dedicata a Josephine Dubray nella quale Guia Lelli Mami ha sviluppato uno specifico approfondimento che chiarisce aspetti finora sconosciuti della vita della fotografa francese, cesenate per adozione (Le vite dei cesenati, vol. X, 2016).

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