© 2000 by Gabriele Chiesa

Per esprimere con immediatezza alcuni pensieri, il linguaggio verbale utilizza a volte le espressioni figurate. Esse rappresentano un punto di stretto contatto con la comunicazione fotografica. Le figure retoriche (sono al verde, fare l'indiano, nuotare nell'oro, sentirsi un pascià...) possono infatti essere facilmente trasferite in forma fotografica ed assumere gli stessi significati delle parole.

I modelli retorici suscitano risposte emotive che l'uso e la cultura hanno reso automatiche. Il loro impiego rende il linguaggio fotografico direttamente comprensibile. Questo strumento di codificazione e interpretazione è oggi sfruttato compiutamente dalla pubblicità. Tuttavia le figure retoriche dell'espressione verbale (note e classificate da secoli) non si ritrovano esattamente nell'uso retorico del segno fotografico, così come nuove categorie sconosciute alla retorica classica si stanno formando nella prassi fotografica. La complicazione risulta aumentata dal fatto che tali figure non si presentano una per volta in ogni immagine ma sono spesso compresenti.

Quello che segue è un tentativo di riuscire a individuare le figure retoriche fotografiche che abbiano un rilevante contatto con le corrispondenti forme verbali:

RIPETIZIONE

  • Es. verbale: "Fino a quando scherzerai? Fino a quando riderai?"

Consiste nella ripetizione dello stesso modulo visivo presente nella realtà o ottenuto sfruttando particolari procedimenti di ripresa o di stampa. La moltiplicazione di un elemento richiama l'attenzione sul nucleo del soggetto (per esempio la figura degli sposi ripetuta un certo numero di volte, utilizzando un filtro sfaccettato in ripresa).

LUOGO COMUNE

  • Es. verbale: "Il potere tenta il cuore ambizioso"

È un'immagine di valore collaudato, tale da essere universalmente riconosciuta come norma di rappresentazione di una realtà stabilmente acquisita dalla cultura che ne fa uso (la foto ricordo del bambino che soffia sulle candeline della torta di compleanno).

ENFATIZZAZIONE

  • Es. verbale: "Ecco un vero autentico uomo!"

È un'immagine che poggia sull'amplificazione di una situazione visiva, conformemente alle attese universalmente accettate, ottenuta sottolineando marcatamente elementi culturalmente necessari alla sua esistenza (per esempio la fotografia ricordo di una vacanza su una lontana spiaggia deserta, davanti a un mare azzurro e pulito verso il quale si chinano palmizi selvaggi).

PRETERIZIONE

  • Es. verbale:"È superfluo descrivere la gravità della situazione"

È un modello espressivo attraverso il quale l'immagine viene determinata nel momento stesso in cui a questa viene negata la possibilità di precisarsi (per esempio le fotografie sfocate o flou che consentono di determinare ancora il soggetto ripreso al quale è conferito un fascino che la chiara determinazione non permetterebbe).

ANTONOMASIA

  • Es. verbale: "È un Ercole"

Consiste nell'uso di un'immagine di valore universale, culturalmente acquisita come segno, per rappresentare una realtà che ad essa si richiama (La star a cavalcioni di una sedia girata).

SINEDDOCHE

  • Es. verbale: "Il tetto nativo"

Consiste nella rappresentazione di un'immagine che abbia rapporti di quantità con la realtà cui si vuole alludere per dare una più precisa determinazione concettuale a quest'ultima (la foto della mano di un bambino tenuta da un adulto).

IRONIA

  • Es. verbale: "Bravo, bravo, proprio un bell'esempio!"

È l'accentuazione di un elemento espresso con l'apparente concessione di consenso, in realtà rivolta alla negazione della sua validità (il bambino che cammina con le scarpe del papà)

UMORISMO

  • Es. verbale: "Qualsiasi cosa si butti, servirà non appena non sarà più disponibile"

Situazione visiva che consente di guardare con indulgenza, da una posizione di partecipazione complice e senza coinvolgimenti personali, le contraddizioni e le assurdità della vita ricavandone consenso e sicurezza (una scanzonata foto di gruppo degli amici in gita davanti all'auto con la gomma a terra).

PERSONIFICAZIONE

  • Es. verbale: "La morte, con la sua falce"

Consiste nell'offrire nella situazione visiva un'assimilazione dell'immagine alla figura umana (l'illusione di un volto nella tormentata corteccia di un albero).

METAFORA

  • Es. verbale: "Ho i piedi di ghiaccio e un nodo allo stomaco"

Consiste nell'uso di un elemento, non nel significato proprio, ma per rappresentare un'immagine o un'idea che questo richiama (il grissino al posto della forchetta per saggiare la tenerezza di un tonno).

ALLEGORIA

  • Es. verbale: "La farina del diavolo va tutta in crusca"

Consiste nella sostituzione di un'intera figura con un'altra che si trova in un rapporto simbolico con ciò che si vuole intendere (un frutto sinuoso con evidenti allusioni sessuali).

PARADOSSO

  • Es. verbale: "Anche tacendo mi dici qualcosa"

Immagine incredibile che sta in netto contrasto con la comune opinione (Un uomo barbuto con un seno prorompente).

SIMILITUDINE

  • Es. verbale: "La sua pelle pare un petalo di rosa"

Immagine che utilizza elementi formali comuni al soggetto cui si vuole richiamare (Un volto che sboccia dalle mani come un fiore).

ANTITESI

  • Es. verbale: "Caro con gli amici, terribile con i nemici"

Immagine che propone elementi contrapposti, accostandoli per ottenerne il reciproco rinforzo (Un piccolo bambino che guarda dal basso l'enorme statua di un severo personaggio).

© 2000 by Gabriele Chiesa

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