Il legame tra pittura e fotografia è antico. Così come profonde differenze allontanano le due tecniche di raffigurazione, altrettanto intense similitudini le assimilano. Desidero chiarire subito che non ho alcuna intenzione di occuparmi di ciò che è o non è arte, né di presunte superiorità etiche, estetiche o funzionali dell’una sull’altra.

A questo proposito è interessante considerare cosa pensasse Michelangelo della scultura in rapporto alla pittura. Ecco il brano di una lettera di Michelangelo Buonarroti a messer Benedetto Varchi (Roma, 1549)

«Io intendo scultura, quella che si fa per forza di levare: quella che si fa per via di porre, è simile alla pittura: basta, che venendo l’una e l’altra da una medesima intelligenza, cioè scultura e pittura, si può far fare loro una buona pace insieme, e lasciar tante dispute; perché vi va più tempo, che a far le figure.»

Le medesime parole potrebbero brillantemente risolvere ogni disputa contemporanea sull’artisticità della fotografia, semplicemente sostituendo il termine fotografia al termine scultura.

La questione che intendo qui proporre è invece molto semplice: la stampa fotografica presentata in questo articolo fu utilizzata da Claude Monet come riferimento di studio per dipingere la Cattedrale di Rouen?

Rouen / Portal pincipal de la Cathedrale, Notre-Dame - Claude Monet

L’utilizzo di immagini fotografiche come supporto di analisi, confronto e preparazione da parte di numerosi pittori è noto e storicamente confermato.

Il fatto che artisti, anche di straordinario prestigio, abbiano impiegato la fotografia come bozza di riferimento per realizzare le loro opere non toglie nulla alla loro grandezza. Il ritrovamento degli originali di cui si sono serviti può invece aggiungere qualcosa di significativo alla storia dell’arte ed alla storia della fotografia.

L’origine dell’Impressionismo e del termine stesso che definisce questa corrente artistica è intimamente legato alla fotografia. Fu infatti nello studio del fotografo Nadar che si inaugurò, il 15 aprile 1874, la mostra del gruppo Societé anonyme des peintres, sculpteurs et graveurs, composto, fra gli altri, da Monet, Cézanne, Degas, Morisot, Renoir, Pissarro e Sisley. Essi scelsero questa collocazione proprio per contrapporsi alla pittura allora dominante che si esibiva nelle gallerie. In questa occasione Monet espose un’opera dipinta due anni prima, dal titolo “Impression, soleil levant”. Il critico Louis Leroy prese spunto proprio  dal titolo dell’opera per coniare il termine Impressionismo.

Quatre tableaux de la série des Cathédrales de Rouen par le peintre impressionniste Claude Monet représentant principalement des vues du portail occidental de la cathédrale Notre-Dame de Rouen. Musée d'Orsay, Paris, France.

È interessante notare che molto pittori impressionisti praticavano la fotografia e se ne servivano come strumento di supporto alla produzione artistica. Edgar Degas, fotografo egli stesso di grande talento, dipinse nel 1875 l’opera “Ballerina in posa per il fotografo”. Una grande mostra dedicata alla sua produzione fotografica si è tenuta a New York, presso The Metropolitan Museum of Art, nel 1998.

Claude Monet possedette ed impiegò personalmente vari  apparecchi fotografici. Le sue competenze tecniche gli permisero osservazioni e sperimentazioni fondamentali per la pittura impressionistica. Egli notò l’effetto di mosso con i tempi lunghi e prese spunto da questa osservazione per renderla nei suoi dipinti (Catherine Giuli)

La stampa fotografica all’albume considerata in questo articolo è sorprendentemente conforme alla prospettiva ed all’inquadratura di alcuni dipinti della serie dedicata da Claude Monet alla cattedrale di Rouen. Le similitudini con l’opera La cathédrale de Rouen. Le portail, soleil matinal. Harmonie bleue, 1893 (Musée d'Orsay W1355) sono stupefacenti.

Claude Monet. La cathédrale de Rouen. Le portail, soleil matinal, 1893. Harmonie bleue, olio su tela 0.92x0.63. Musée d'Orsay, Paris, France.

Che Claude Monet si sia servito di una fotografia per questo lavoro non dovrebbe suscitare alcuna meraviglia. Il gallerista e storico dell’arte Daniel Wildenstein, chiarisce come Monet abbia terminato numerose delle sue tele in studio.

Egli nota che Claude Monet sembra servirsi di fotografie  per concludere alcune serie di tele, come quelle di Londra. Monet non dipinse la cattedrale di Rouen in esterno, eccetto due vedute iniziali. Egli affittò un appartamento prospiciente la facciata della cattedrale, cambiando leggermente posizione dopo il febbraio 1892. La specificità straordinaria dell’intera serie sta nella qualità della composizione spettrale della luce e della sua angolazione con il cambiare delle ore della giornata, delle condizioni meteorologiche e delle stagioni.

La particolari condizioni di illuminazione rappresentate da ciascuno dei 30 dipinti della serie catturano un momento preciso ed effimero cristallizzandolo in modo fedelmente spettacolare. Una determinata angolazione del sole ed una particolare qualità della luce durano pochi attimi, mentre un quadro richiede veramente molto tempo per essere dipinto.

Possiamo supporre che Monet abbia chiesto a qualche amico fotografo di realizzare uno o più modelli fotografici da utilizzare come riferimento di studio. Possiamo fantasticare sul fatto che egli stesso avrebbe potuto effettuare delle riprese. Possiamo infine congetturare che l’immagine presentata in questo articolo sia stata commissionata o acquistata prima che l’intera serie dei dipinti della cattedrale cominciasse, per esempio in occasione di un suo primo viaggio a Rouen.

Rouen / Portal principal de la Cathedrale, Notre-Dame. Stampa fotografica all'albume 195x265 mm montata su cartoncino. Collezione Chiesa-Gosio.

Per anni ho immaginato e sperato che esistesse un’immagine fotografica come questa. Le vedute fotografiche della cattedrale di Rouen di fine Ottocento sono numerose e molto differenziate tra loro per angolazione, prospettiva e inquadratura. Finora nessuna corrispondeva all’esatta visione che ne restituiscono le tele di Monet. La fortunata acquisizione su ebay di questo esemplare di provenienza francese mi ha permesso di analizzare con attenzione una serie di interessanti dettagli.

Di regola le albumine destinate alla produzione commerciale di multipli riportano una striscia bassa con impresso il titolo ed eventualmente anche un numero di codice della lastra. Questa ne risulta invece priva.

Le proporzioni della fotografia sono sostanzialmente simili a quelle di un particolare gruppo di opere della serie che Monet dedicò alla cattedrale di Rouen. La stampa all’albume misura 195x265 mm ed è montata su cartoncino, che appare rifilato ai fianchi, con annotazioni a penna “Rouen / Portal principal de la Cathedrale, Notre-Dame". L’orario preciso della ripresa può essere rilevato dall’orologio sul portale: 8.10.

L’inquadratura e la posizione degli elementi presenta singolari coincidenze tra la fotografia e l’opera di Monet. L’inclinazione degli elementi architettonici più alti è invece più accentuata nel dipinto. L’allineamento degli elementi che si trovano su piani di profondità diversi è perfettamente corrispondente. Tale risultato, in fotografia, si riesce ad ottenere solo ponendo l’obiettivo di ripresa esattamente nella medesima collocazione fisica dello sguardo di Claude Monet, con uno scostamento massimo di pochi centimetri.

Rouen / Portal pincipal de la Cathedrale, Notre-Dame - Claude Monet - Photographie

Certamente un fotografo avrebbe potuto raccogliere la sfida di realizzare una ripresa esattamente identica alla veduta di Monet, ma il risultato sarebbe sempre stato approssimato perché soggetto a troppe variabili (formato del materiale fotosensibile, lunghezza focale dell’ottica, regolazioni di basculaggio e decentramento).  In buona sostanza, per ottenere un risultato di corrispondenza appena accettabile con il risultato di Monet, è necessaria l’opera di un fotografo di grande competenza professionale.

Questa fotografia, con questa correzione di linee può essere oggi ottenuta solo con un banco ottico. Con un buon lavoro di Photoshop ci si può arrivare vicini ;-) Tuttavia è necessario osservare che la stampa è realizzata con il processo all’albume. Il picco della produzione di questo materiale da stampa fotografica si ebbe tra il 1860 ed il 1890, periodo dopo il quale fu affiancata dalle gelatine “printing-out” come gli aristotipi, scomparendo poi definitivamente dalla produzione commerciale dopo gli Anni Venti. In linea di massima si tratta quindi qui di una stampa fotografica coeva rispetto alla serie di Monet.

Se questa è o non è effettivamente la stampa fotografica da cui prese spunto Claud Monet per realizzare la sua serie è certamente cosa difficile da stabilire. Rimane infine da appurare se esistono copie originali di questa immagine oppure se si tratta di un “unicum” sopravvissuto al tempo.

Resta il fatto che le similitudini con l’opera di Monet sono strabilianti e virtualmente impossibili da replicare. Sono convinto che è molto più semplice realizzare un falso del quadro originale che un falso di questa immagine fotografica :-)

Claude Monet. La cathédrale de Rouen. Le portail vu de face, 1892, olio su tela, 1.07x0.74. Musée d'Orsay, Paris, France.      Claude Monet. La cathédrale de Rouen. Le portail et la tour Saint-Romain, effet du matin, 1893, olio su tela 1.06x0.73. Musée d'Orsay, Paris, France.

 

Claude Monet. La cathédrale de Rouen. Le portail et la tour Saint-Romain, plein soleil, 1893, olio su tela 1.07x0.73. Musée d'Orsay, Paris, France

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