Desidero segnalare un contributo di riflessione dell'amica Chiara Scattina. Con una preoccupante frequenza accade che amici e conoscenti mi contattino per tentare il recupero delle memorie digitali. A quanto pare mi sono fatto negli anni una buona reputazione in questo particolare settore. Recuperare dati da supporti elettromagnetici che non più vengono riconosciuti dai sistemi operativi non è impossibile. Questa è la prima volta che l'insuccesso è totale. Probabilmente il dispositivo USB HD è già passato attraverso altre mani e disastrosi tentativi ("dispositivo USB non riconosciuto" - È necessario formattare il disco nell'unità G per poterlo utilizzare - Formattare?).
So benissimo che più d'uno penserà "così impara a non tenere copie di backup!". Tutti sanno che DEVONO tenere copie di sicurezza, ma ciascuno la pensa come di regola si pensa per tumori ed infarti: "Non a me, non ora!" (lo farò domani!).
Con windows 10 le cose sono diventate meno complicate perché accedendo al sistema con l’account Microsoft al servizio OneDrive le immagini vengono salvate automaticamente “nel Cloud”. Praticamente accade lo stesso con gli smartphone.
Quando però un amico si è reso conto che ciò sfuggiva al suo controllo (“ma allora dove sta la privacy?” “Si chiama personal computer, ma che cavolo di personal è, se mi salva le immagini dei dispositivi senza nemmeno dirmelo?”). In conclusione le immagini digitali riprese con lo smartphone non possono essere cancellate perché anche se eliminate dal dispositivo fisico, da qualche parte nel cloud continueranno ad essere memorizzate. Avremo montagne di immagini, ma non sapremo di averle, dove sono e spesso non sapremo nemmeno come accedervi.
Ma questa è un’altra storia…
Torniamo alla fotografia intesa come bene di memoria culturale e non come supporto elettromagnetico.
La fotografia si ottiene per sottrazione, inquadrando e prelevando una porzione definita dell’esistente che riflette energia luminosa: non tutta la realtà, ma QUELLA “realtà”.
La prospettiva mentale di selezione adottata in ripresa dovrebbe essere adottata anche per scegliere ciò che va conservato come memoria fisica. Per costruire memoria culturale permanente è necessario, come scrive Chiara Scattina, “procedere per sottrazione”.

Ecco qui l'articolo "Perché è importante stampare le fotografie"

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