Origine dei formati fotografici

© 2000 by Gabriele Chiesa
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Dalla seconda metà dell'Ottocento e fino agli anni del primo Novecento era consuetudine, praticamente priva di eccezioni, il montaggio delle stampe fotografiche su cartoncini di supporto.

Il dorso di montaggio in cartone serviva per valorizzare l'immagine e proteggerla nel tempo dai danni che potevano derivare dalla scarsa cura nel maneggiarle e spostarle.

Ancora oggi, i fotografi attenti all'importanza della presentazione prestano cura alla scelta del passe-partout e della cornice per le opere che devono essere esposte o presentate a concorsi.

Luigi Gioppi, autore di un "Dizionario Fotografico" pubblicato nel 1892 e destinato alla consultazione da parte di appassionati e professionisti, scriveva: «Il cartoncino è per la fotografia positiva quello che la cornice è per il quadro, cioè serve per presentarlo al pubblico in un tutto armonico, elegante».

Il supporto di montaggio, oltre a mantenere la rigidità che preserva dai danni meccanici la fotografia, stacca otticamente la stampa dall'ambiente circostante, isolando la lettura dell'immagine dagli elementi di disturbo.

Le misure del cartoncino di montaggio avevano una denominazione di identificazione che serviva come riferimento commerciale, in modo che il cliente e il fotografo si intendessero sulle dimensioni della stampa che doveva essere prodotta.

Il linguaggio della tecnologia fotografica si è così trovato a far uso di termini per la definizione delle dimensioni dell'immagine che si riferivano a tre diverse fasi della produzione: la ripresa, la stampa, il montaggio. Il tentativo di normalizzare le misure per giungere a modelli uniformati ha così coinvolto le lastre di materiale sensibile, le carte di stampa, i cartoncini di montaggio.

Purtroppo spesso si è fatta confusione fra le denominazioni dei tre supporti e le misure corrispondenti. Questo rappresenta un tentativo di riassumere e chiarire l'intero quadro della situazione.

FORMATI DI LASTRA

Il primo accordo, a livello mondiale, per la produzione di formati intercambiabili di lastre fotografiche, risale al Congresso Internazionale di fotografia che si tenne in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi del 1889.

La base del sistema di misurazione venne fatta coincidere con le dimensioni della lastra fotosensibile utilizzata per la dagherrotipia da Louis Jacques Mandé Daguerre, considerato l'inventore della fotografia. La lastra misurava 180 mm. per 240 mm.

I multipli e sottomultipli di questo standard generano i formati delle lastre sensibili ancora oggi impiegati. Si osservi infatti che piegando o ripiegando ideale con queste misure, si ottiene l'origine di tutti i formati classici:

Formato lastra Dimensioni in mm
6 x 9 (60x90)
9 x 12 (90x120)
12 x 18 (120x180)
24 x 36 [*]

[*] (Ecco, in millimetri, da dove nasce il tradizionale formato del rullino fotografico!).

Ulteriori tentativi di definizione e normalizzazione della terminologia e delle misure standard hanno prodotto la definizione dei formati:

Denominazione lastra Dimensioni in mm
Quarto di lastra 90 x 120 mm
Mezza lastra 130 x 180 mm
Amateur 150 x 210 mm
Lastra intera 180 x 240 mm
Lastra doppia 240 x 300 mm

Purtroppo una certa confusione è proseguita nel tempo a causa della mancata chiarezza in relazione alla superficie effettiva del materiale sensibile. Il formato utile, quello cioè sfruttato per l'impressione fotografica, è infatti necessariamente inferiore al formato completo della lastra, compresi i bordi necessari al supporto di ripresa (portanegativi, portalastra...). Per esempio, il formato 6 x 9 effettivo corrisponde a una lastrina fotografica di 6,5 per 9,2 cm.

Formati di stampa e di montaggio

La stampa fotografica veniva ritagliata dal foglio sensibilizzato, esposto e trattato, utilizzando appositi taglierini (trimmer) e sagome rigide di cui seguire il contorno. In tal modo era possibile rifilare il contorno ottenendo anche ovali e rettangoli con proporzioni diverse tra larghezza e altezza. Il modello per il ritaglio era denominato calibro, in metallo o vetro con la necessaria impugnatura per manovrarlo. L'aspetto di un calibro per il ritaglio delle stampe fotografiche è, grosso modo, quello di una sorta di timbro dalla larghissima base.

La stampa così ritagliata veniva infine montata, generalmente a caldo, sul suo supporto di cartoncino, in modo che non si sciupasse maneggiandola. Ne deriva che le misure del calibro erano necessariamente contenute in quelle del corrispondente cartoncino di montaggio e dovevano comunque mantenerne le proporzioni.

I cartoncini venivano realizzati con un assortimento di vari formati e i volimi di mercato erano, a cavallo tra Ottocento e Novecento, strettamente corrispondenti alle stampe effettivamente consegnate ai clienti. La produzione e il commercio dei cartoncini fotografi di montaggio costituiva quindi un fenomeno economico di un certo rilievo.

Ecco riportate le misure in millimetri dei diversi calibri generalmente utilizzati per le stampe e dei corrispondenti formati di cartoncino di montaggio. Le dimensioni erano comunque soggette a una certa tolleranza, a causa delle variazioni che la carta fotografica subisce asciugandosi e a seconda delle lavorazioni che i fornitori di cartoncino esguivano sui bordi (smussature, dorature, impressioni e caldo...).

In ogni caso le denominazioni di riferimento erano quelle raccolte nella tabella che segue.

Si noti infine che il Formato Victoria, così designato in omaggio al nome della regina inglese, era in italia conosciuto piuttosto con il nome di Formato Margherita, in patriottico onore della regina d'Italia. Il formato Salon, chiamato anche Cabinet era reso invece col termine italiano Gabinetto. Il Formato Nature corrisponde a un ritratto a mezzo busto riprodotto a grandezza naturale.

Denominazione Calibro Cartoncino
Mignonette 52 x 33 60 x 35
Pocket 70 x 35 75 x 37
Visite (Visita) con filetto 92 x 54 104 x 62
Visite (Visita) senza filetto 94 x 56 104 x 62
Turista 105 x 65 108 x 67
Victoria (Margherita) 105 x 70 126 x 80
Album 137 x 100 165 x 110
Super Album 141 x 100 165 x 110
Promenade 190 x 93 210 x 100
Boudoir 200 x 125 220 x 133
Salon o Cabinet (Gabinetto) 217 x 160 250 x 175
Artiste 260 x 200
Famiglia 220 x 230
Excelsior 320 x 260
Panel 400 x 300
Famiglia Grande 340 x 220
Excelsior Grande 380 x 250
Panel Grande 450 x 280
Royal 550 x 380
Nature 650 x 480

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Timeline della Fotografia

Molti secoli fa

Negativo: troppo scuro per chi non vuol vedere, abbastanza chiaro per chi vuol vedere

Sindone è la denominazione di un antichissimo lino con immagine d'uomo negativa. Alcuni lo ritengono il Sudario di Gesù Cristo, altri un falso medievale. Gli esami scientifici non hanno potuto rilevare la presenza di pigmenti e l’immagine appare piuttosto prodotta da un’azione chimico-fisica, proprio come lo sarebbe una fotografia.
1545

Camera Obscura

Prima rappresentazione finora conosciuta della camera obscura nella stampa del “De Radio Astronomica Et Geometrico”, con la quale l’astronomo, fisico, matematico e cartografo Rainer Gemma Frisius illustra un metodo di osservazione per l’eclisse solare del 24 dicembre 1544.
1760

La Fotografia sognata

Viene pubblicata "Giphantie", racconto di Charles François Tiphaigne de La Roche nel quale si racconta, in forma fantastica, di una tecnica per registrare le immagini in modo permanente.
1700-1800 ca.

Fotosensibilità dei sali d'argento

Studi ed esperimenti sulla fotosensibilità degli alogenuri d’argento: Johann Heinrich Schulze, Carl Wilhelm Scheele, Thomas Wedgwood, Humphry Davy.
1816

Esperimenti di Niépce con l'argento

Il 15 maggio 1816 Joseph Nicéphore Niépce scrisse al fratello: « È accaduto quello che prevedevi: lo sfondo dell’immagine è nero e gli oggetti sono bianchi, cioè più chiari dellosfondo... Forse non sarà impossibile alterare questa disposizione dei colori... ». Esperimenti condotti sfruttando la fotosensibilità dell'argento e poi abbandonati perché gli fu impossibile fissare l'immagine registrata.
1824

La prima fotografia

Niépce comunica con una lettera al nipote Claude Félix Abel Niépce de Saint- Victor di avere ottenuto una buona ripresa fotografica dalla finestra di casa rivolta verso Le Gras.
7 gennaio 1839

Annuncio pubblico dell’invenzione della dagherrotipia

François Jean Dominique Arago presentò una relazione ai membri dell’Accademia delle Scienze di Parigi con la quale si annunciava l'invenzione di Louis Jacques Mandé Daguerre.
30 gennaio 1839

Prima fotografia negativo/positivo fissata

John Frederick William Herschel conclude una serie di esperimenti iniziati il giorno precedente. Egli applica per primo il procedimento negativo/positivo e impiega per la prima volta il fissaggio da laui stesso scoperto. Per la prima volta impiega il termine "Photography" per identificare il processo nel suo insieme.
1 febbraio 1839

Herschel insegna a Talbot come fare fotografie

William Fox Henry Talbot si reca in visita dall'amico Herschel, il quale gli insegna come fissare le fotografie e che il positivo si ricava dal negativo per stampa a contatto.
8 febbraio 1841

Talbot brevetta il calotipo (Talbotype)

Talbot deposita il brevetto della sua invenzione, che include la ceratura del negativo e soprattutto lo sviluppo, introdotto per rivelare l'immagine latente, da lui scoperta nell'autunno della'anno precedente.
13 Aprile 1839

Primo negozio di prodotti fotografici

«DISEGNO FOTOGENICO: T & H SMITH, chimici, hanno preparato carta e materiali necessari per l’elegante novità d’arte di cui al titolo, completi di istruzioni per l’impiego; se ne può fare acquisto presso il loro laboratorio al n. 21 di Duke Street, Edimburgo»
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