Raccolta di brani per una documentazione essenziale su Hippolyte Bayard

© 2000 by Gabriele Chiesa
[IMMAGINI ANCORA DA INSERIRE]

I brani che seguono sono tratti da diversi testi di storia della fotografia, purtroppo ormai irreperibili in libreria, che possono però essere reperiti con una certa facilità nelle migliori biblioteche pubbliche.

Tratto da:

Beaumont Newhall - L'immagine latente Zanichelli, To. 1969 - pagina 80

A Parigi, un impiegato del Ministero delle Finanze francese, Hippolyte Bayard, che si interessava di fotografia come dilettante, aveva già utilizzato un processo analogo per ottenere immagini con una camera oscura. Il 5 febbraio (dopo l'annuncio del procedimento Talbot, ma prima della sua pubblicazione) Bayard ottenne negative su carta. Il 20 marzo aveva già elaborato un procedimento positivo diretto e in maggio mostrò a Biot e Arago campioni dei risultati ottenuti. Bayard mantenne il segreto sul proprio procedimento. In giugno espose trenta fotografie a una mostra di beneficenza per le vittime di un terremoto e si indignò quando l'Accademia non diede altro riconoscimento alla sua opera che una raccomandazione perché gli fossero assegnati 600 franchi per l'acquisto di una nuova camera oscura.

Benché molti storici abbiano preso le difese di questo sfortunato inventore, il contributo di Bayard fu talmente personale da non aver alcun effetto sullo sviluppo successivo della fotografia. Non volle rivelare il suo segreto fino al 1840, e poi risultò che il principio era identico a quello dei procedimenti di Lassaigne e di Fyfe, già pubblicati e superati.

Tratto da:

Wladimiro Settimelli - I padri della fotografia - Cesco Ciapanna Editore (effe), Roma 1979

... aveva avuto grande successo anche il procedimento di Talbot, quello su carta sensibilizzata, procedimento che si basava sul sistema negativo-positivo. Sul momento, però, tutti sembrano impazziti per il dagherrotipo che dopo nemmeno venti anni sarà invece completamente abbandonato. Le polemiche sono vivaci un po' ovunque. Per esempio, proprio a Parigi, si viene a sapere che qualcuno aveva presentato un procedimento fotogenico prima di Daguerre, ma che non era riuscito a farsi ascoltare da nessuno, salvo da chi aveva tutto l'interesse a farlo stare zitto. Questo qualcuno è Hippolyte Bayard, impiegato parigino dell'amministrazione reale. Costui, per anni, per puro e semplice diletto, aveva studiato gli effetti della luce su certe sostanze. Non solo, ma era riuscito a rendere sensibili dei fogli di carta che piazzava nella camera oscura ottenendone dei negativi dai quali stampava copie. Non si rese conto della grande importanza di quel che andava facendo e fu convinto ad ottenere, sempre su carta, solo dei positivi diretti. Il problema non risolto, in tutti e due i casi, era sempre quello del fissaggio. Comunque Bayard, ben due mesi prima che Arago annunciasse il procedimento di Daguerre alle autorità scientifiche del paese, aveva allestito una mostra dei propri lavori, mostra della quale nessuno si accorse o volle accorgersi. Bayard, saputo che Daguerre aveva convinto Arago della bontà del procedimento sulle lastrine d'argento, non esitò a presentarsi dal noto astronomo. Lo scienziato, dicono le cronache, criticò il procedimento su carta definito molto inferiore a quello che stava per presentare ufficialmente al mondo e pregò Bayard di lasciar perdere. Per convincerlo, con uno stile abbastanza ripugnante, allungò all'impiegato seicento franchi perché comprasse una camera oscura un po' migliore e non rendesse pubblico il procedimento che utilizzava per ottenere positivi diretti su carta. Bayard si lasciò convincere e non si fece pi&ugrav; vivo, con l'Accademia delle Scìenze, fino al 24 febbraio del 1840. In questo modo perse ogni possibilità di essere riconosciuto il primo ad avere ottenuto, in Francia, buone immagini fotografiche su carta. I meriti di Bayard, che non ebbe mai né onori né gloria dal proprio lavoro, furono ampiamente esposti in un libro pubblicato molto più tardi in Francia: addirittura nel 1943, quando Parigi era occupata dai tedeschi.

Nel libro, scritto da Gian Maria Lo Duca nella lingua degli occupanti, si sottolinea come Bayard, probabilmente, sia da considerarsi una vera e propria vittima di Arago che, in Parlamento, era capo della opposizione repubblicana di sinistra e che non avrebbe mai mosso un dito per rendere celebre un modesto impiegato della amministrazione reale. Bayard, secondo Lo Duca, lasciò, per i posteri, un macabro autoritratto di protesta nel quale egli stesso compariva seminudo nelle vesti di un cadavere appena ripescato dal fiume. Sotto, una lunga didascalia spiegava così la foto: Questo che vedete è il cadavere di Bayard, inventore del procedimento che avete appena conosciuto e di cui finirete per apprezzare i meravigliosi risultati, Ebbe molti riconoscimenti, ma nemmeno una lira. Il governo, che ha fatto troppo per Daguerre, ha detto di non poter far nulla per Bayard, che si è gettato in acqua per la disperazione. Oh! umana incostanza: artisti, scienziati e giornalisti non vanno nemmeno a riconoscerlo all'obitorio e nessuno lo reclama. Passiamo avanti, per non offenderci l'olfatto: avrete infatti notato che questo signore comincia a puzzare! Comunque, alcune fotografie di Bayard furono descritte nel Moniteur Officiel del 24 giugno del 1839.

Tratto da:

Ando Gilardi - Storia sociale della fotografia - Feltrinelli, Mi. 1976

Cinquant'anni dopo la diffusione dei primi metodi per rendere stabili le immagini che si formano nella camera oscura, erano già state pubblicate una quarantina di storie e una ventina di dizionari della fotografia: il lettore ne trova l'elenco in fondo a questo volume che ha fra le mani il quale, dopo ancora ottant'anni, viene ennesimo di una serie che sfugge ormai ad ogni possibile completo censimento bibliografico.

Vecchie e nuove le storie fotografiche non sono concordi nella valutazione dei fatti, dei progressi e conseguenze delle invenzioni ma soprattutto sui meriti dei personaggi che oggi volentieri si chiamano i pionieri o gli "eroi" dell'immagine ottica. Alcune, a ben vedere, non sono nemmeno storie della fotografia, ma della collezione dei fossili fotografici di proprietà dell'autore, o dell'industria per conto della quale questi ha scritto il libro. Certe opere sono state poi scritte più per smentire che per affermare: la prima di questa è la Histoire du daguerréotype dello stesso figlio di Niépce, Isidore, pubblicata in Parigi nel 1841, appena due anni dopo l'annuncio dell'invenzione, per provare che il dagherrotipo non era stato scoperto da Daguerre ma dal padre Nicéphore.

Il titolo originale per esteso è Historique de la découverte improprement nommée Daguerréotype, précédé d'une notíce sur son véritabie inventeur, feu M. joseph Nicéphore Niépce, de CbàlonSur-SAne, par son fils Isídore Niépce, Astier, Paris aoùt 1841.

Nasce da quel momento una specie di tradizione della storiografia fotografica che ha lo scopo di distruggere i miti personali: ma come tutti sappiamo in questo modo si finisce per crearne di nuovi rafforzando al tempo stesso quelli vecchi. 16 del 1867, ad esempio, La verité sur l'invention de la photographie del Fouqué, dalla quale risulta come Daguerre fosse piú che altro un imbroglione del quale Niépce, il vero inventore, era rimasto vittima. Ma il fatto veramente straordinario è che nel 1867 nessuno ormai faceva più dagherrotipi, e nessuno aveva mai fatto, né allora né prima né dopo, fotografie con il metodo Niépce!

Saltando cent'anni di questa un poco buffa tradizione storiografica e di tanto discutere sul merito di un procedimento che non si è mai provato che funzioni, ci fermeremo ancora brevemente al 1943 quando venne pubblicato a Parigi Hippolyte Bayard, der erste Lichtbildkunstler di Gian Maria Lo Duca, forse più noto per una storia del cinema e specialmente per una storia dell'erotismo nel cinema. In tedesco Lichtzeichnung vuol dire "disegno fotogenico", cioè fatto con la luce: uno dei bei nomi che i protofotografi davano alle prime fotografie su carta. E che Bayard sia stato il primo ad avere ottenuto disegni fotogenici, e in questo senso il vero inventore della fotografia, Lo Duca lo dimostra con una quantità di prove indiscutibili, o almeno altrettanto attendibili di quelle che provano i meriti di Niépce e di Daguerre.

Risulta altresì come il celebre astronomo Arago, il quale aveva avallato il primato di Daguerre, era perfettamente al corrente delle prove di Bayard: quest'ultimo del resto aveva allestito addirittura una mostra delle sue fotografie su carta, due mesi avanti la storica seduta plenaria del 19 agosto 1839 dell'Accademia delle Scienze e delle Arti di Francia, in cui venne pubblicamente svelato il dagherrotipo. Ma Bayard era stato letteralmente zittito con la scusa che la fotografia sulla carta aveva scarso valore, e con una mancia di seicento franchi "perché si acquistasse una bella camera oscura." Tutto questo per non rifare un programma ufficiale, una più o meno dotta prolusione scientifica preparata per la circostanza ed anche perché Bayard, forse perché afflitto da un difetto, avrebbe mal figurato in una pubblica consacrazione.

È difficile incontrare, e non solo nella storia delle invenzioni fotografiche, un personaggio più sfortunato di Bayard: che il primo libro con il quale gli si vuole rendere giustizia sia apparso stampato in tedesco nella Parigi del 1943 è solo un tocco di un quadro eloquente. Bayard, di questo quadro, aveva un'idea molto chiara, al punto da lasciarne una... versione fotogenica in un suo autoritratto terrificante dove appare morto, annegato e putrefatto, con una lunga didascalia in cui fra l'altro dice: "Questo che vedete è il cadavere di Bayard, inventore del procedimento che avete appena conosciuto e di cui finirete per apprezzare i meravigliosi risultati... Ebbe molti riconoscimenti ma nemmeno una lira. Il governo, che ha fatto anche troppo per Daguerre, ha detto di non poter far nulla per Bayard, che si è gettato in acqua per la disperazione. Oh! umana incostanza: artisti, scienziati e giornalisti non vanno nemmeno a riconoscerlo all'obitorio e nessuno lo reclama... Passiamo avanti, per non offenderci l'olfatto: avrete infatti notato che questo signore comincia a puzzare!...".

Bayard ha continuato a puzzare, nella storia della fotografia, fino ai nostri giorni: gli autori non sanno cosa fare di lui: non possono negare i suoi primati, insistono nello scrivere che la colpa fu sua di non sapersi mettere in luce, come se questo mortificasse l'invenzione. Un apprezzato storico vivente scrive che " ... il contributo di Bayard fu talmente personale da non avere alcun effetto sullo sviluppo successivo della fotografia..."! Ma abbiamo appena detto che nessuno provò mai a fotografare alla maniera di Niépce. La verità è un'altra: il riconoscimento dei meriti di Bayard comporta l'automatico riconoscimento dei demeriti di troppi famosi personaggi, la riscrittura di testi, di migliaia di voci di enciclopedia e dizionari, forse la rimozione di qualche busto e qualche targa: tutte cose che nuocciono al mito promozionale dell'industria fotografica.

Insomma, come la polemica Niépce-Daguerre anche l'affogamento di Bayard è diventato una tradizione. Ultimo esempio: in Lile Pholographie, monumentale enciclopedia dell'immaggine ottica, monografica e ín dícíassette volumi, a Hippolyte Bayard sono dedicate due immagini e mezza colonnina con la seguente testuale riflessione, un epitaffio davvero conclusivo e significativo: " ... Bayard era un timido: quando mostra le sue ricerche al rappresentante del governo francese (Arago) essendo questi un amico di Daguerre lo convince a stare zitto. L'anno seguente, allorché Bayard si decide a pubblicare la sua invenzione, Daguerre era ormai diventato un eroe nazionale."

Leggendo avanti si potrebbe immaginare che abbiamo da proporre un nostro inventore della fotografia! Il lettore non ci faccia questo torto e ancor meno ci attribuisca tanto merito. Se noi ci siamo occupati di Bayard è specialmente per l'umana simpatia che proviamo per tutti gli affogati della storia: ed il lettore lo ha certo compreso. Circa quella che crediamo la versione migliore dei primissimi avvenimenti fotografici, come dicemmo subito in principio andiamo debitori ad altri, che ora nomineremo. In quanto ai rapporti fra Niépce e Daguerre, argomento di tante discussioni, abbiamo una nostra opinione in proposito ma ci pare scontata per chiunque non intenda ragionare in termini di... eroi della fotografia. Ne parliamo nel prossimo capitolo.

autoritratto di Hippolyte Bayard "da annegato" Alcune fotografie di Hippolyte Bayard, lo sfortunato protofotografo parigino "liquidato" dall'astronomo Francesco Arago, deputato e capo dell'ala sinistra dell'opposizione repubblicana alla Camera, all'epoca della "monarchia di luglio" di Luigi Filippo. Bayard che avuta notizia dell'invenzione dei dagherrotipo si era affrettato a mostrare i suoi più che buoni risultati di fotografia sulla carta, venne zittito con una "mancia" di seicento franchi e persuaso della inutilità della sua invenzione, troppo inferiore a quella di Daguerre. autoritratto di Hippolyte Bayard

"disegno fotogerico" ottenuto riproducendo per contatto su carta sensibile tre piume, un pezzo di tessuto e una stampa probabilmente litografica Probabilmente nocque a Bayard la sua condizione di funzionario governativo: in quanto tale doveva essere, almeno ufficialmente, legato alla monarchia. Con immagini come queste che non hanno nulla da invidiare alle prime calotipie, Bayard allestì un'esposizione due mesi avanti la proclamazione dei trionfo di Daguerre, a Parigi. L'esposizione passò inosservata per mancanza di pubblicità e di appoggio politico e della stampa della capitale, influenzata specialmente dalla opposizione. Bayard venne "liquidato" anche con pessimi consigli tecnici: fu convinto ad ottenere immagini sulla carta direttamente positive e a questo scopo sacrificò tempo ed energia. Non comprese cioè il valore dei passaggio negativo- positivo, considerando il solo risultato negativo della ripresa su carta sensibile come inutilizzabile.

natura morta datata 1839

Un errore del genere era stato commesso anche da Niépce, e probabilmente da altri. L'inutilità apparente dei negativo - che fu invece la base della ripresa fotografica e tale rimane - dipese anche logicamente dalla sua instabilità, cioè dalla mancanza del "fissaggio". Solo resa stabile da quest'ultimo, l'immagine "capovolta" nei toni chiaroscuri poteva definitivamente suggerire l'idea dei suo recupero per il "raddrizzamento" dei medesimi: vale a dire ricavando un negativo dal negativo, essendo il positivo nella stampa proprio questo!

Nelle immagini di Bayard qui riprodotte si vede: il suo autoritratto da annegato, la macabra messa in scena di cui si parla nel capitolo. La fotografia è ottenuta con processo positivo diretto su carta ed è datata 18 ottobre 1840. Non bisogna giudicarla da quel che appare ora: Il tempo l'ha rovinata. Resta intatto il suo grande valore simbolico: Bayard è solo il primo di molti "affogati" della fotografia, in nome dei vantaggi economici e propagandistici di cui è stata il mezzo. All'autoritratto da "annegato" segue un autoritratto da vivente del povero inventore: seduto al sole, sullo sfondo nero della porta aperta per meglio risaltare, la testa china e gli occhi chiusi per resistere alla lunghissima posa; è del 1845 ed eseguito con il procedimento calotipico di cui si parla avanti. Dei 1839 la terza Immagine, un "disegno fotogerico" ottenuto riproducendo per contatto su carta sensibile tre piume, un pezzo di tessuto e una stampa probabilmente litografica. Il disegno è logicamente negativo: secondo Bayord, e i suoi cattivi consiglieri, un risultato praticamente inutile!

"la petite boudeuse" - la piccola imbronciata La quarta immaqine, che si trova conservata presso la Società Française de Photographie di Parigi, è anch'essa datata 1839. Se l'anno è esatto, e non vi sono ragioni per dubitarne, Hippolyte Bayard risulta Il primo che ha ottenuto in Francia buone immagini fotografiche su carta: un merito, tenendo conto di quello che poi fu la vera fotografia, assai maggiore di quelli di Daguerre e altri protofotografi. La qualità di questa natura morta è eccellente! Quinta ed ultima opera di Bayard: "la petite boudeuse", titolo che è un piccolo trucco per nascondere la lunghezza della posa. La bimba Infatti non è "imbronciata" ma l'espressione tradisce lo sforzo sopportato per restare immobile...

© 2000 by Gabriele Chiesa
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